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17/09/12

Fashion Food di Tonia Credendino - Starbucks: Caffè al Wi-Fi






“Il caffè e’ un piacere se non è buono che piacere è”?  Così recitava un famoso spot della Lavazza.
Un italiano all’estero soffre, ancor di più se napoletano, continua a chiedere espresso al bar e riceve solo un’ acqua colorata. Ma con Starbucks, leader mondiale del coffe shop, si soffre meno, il mio preferito? Caramel cappuccino.
Nata intorno agli anni 90 ad opera di Howard Schultz, la Starbucks conta già oltre 10 mila negozi nel mondo, un brand che offre sosta e relax a giovani e moderni abitanti di città frenetiche e che, grazie al Wi-Fi gratuito, ha attirato un nuovo tipo di cliente: il freelance che lavora da casa. 

Quel professionista che, stufo della noia e della solitudine del suo “ufficio-domestico”, preferisce una giornata di lavoro in ambiente comodo, tranquillo ma vivace. Nelle principali città americane ed europee gli Starbucks sono ormai quasi in ogni dove. Vero, ma non in Italia. Qui, la più grande catena di caffetterie del mondo non è ancora approdata e le imminenti aperture a Milano e Roma fin ad oggi sono solo voci.  
Il motivo lo si può ritrovare all'origine del marchio. Il fondatore e presidente di Starbucks Howard Schultz, creò la società in seguito ad un viaggio a Milano dove restò affascinato dalla cordialità, la gestualità e il rapporto che si crea tra barista e cliente. Il caffè veniva preparato al momento e questo garantiva un prodotto sempre fresco.
Fu questo che lo convinse a ricreare quell'ambiente familiare e a portare a Seattle questo mondo. Molti nomi delle bevande riprendono parole italiane (latte, doppio, espresso, macchiato) così come le dimensioni delle cup (grande o venti). 


Starbucks quindi si rifà al tipico bar italiano, trasformato e riadattato alle esigenze americane, ma in ogni caso si tratta di un prodotto italiano. Sarebbe assurdo portare in Italia una cosa che da lì è nata. Inoltre, come dichiarato dallo stesso Schultz ad Innovation Zen nel 2007, agli italiani non piacciono le tazze di carta e non consumerebbero il caffè fuori dal bar, magari camminando per la strada.
Nella speranza di poter gustare presto un caramel cappuccino vicino casa…. ditemi… qual è il vostro preferito?

Tonia

13/06/12

Dettagli di Raffaella Maiullo- Fatevi prendere da un attacco d’arte!



Avreste mai pensato che uno dei posti più infetti al mondo è al tempo stesso una meta turistica immancabile per chi visita Seattle? E ancora che sono gli stessi turisti a rendere il posto un luogo unico e impossibile da perdere per chi si trova da quelle parti? Beh, stiamo parlando del muro di gomma. O meglio del muro delle gomme. Gomma da masticare, chewin gum, gomma americana, cicca o comunque la chiamiate appiccicata al muro. Muro che ha cominciato a ricoprirsi di gomme intorno agli anni novanta, attaccate dai clienti di una biglietteria stanchi e annoiati dalle lunghe file che questa causava. E, anche se inizialmente sono state scrostate diverse volte nel 1999 gli addetti alla pulizia ci hanno rinunciato e hanno lasciato che il muro continuasse a ricoprirsi di centinaia di migliaia di gomme di ogni forma e colore. Tuttavia l’effetto, germi a parte, è piuttosto singolare e più che sembrare chewingum hanno l’aspetto di schizzi di pittura. Ad ogni modo se vi capitasse di fare un salto a Seattle ricordatevene e passate a Post Halley vicino al Park Place Maeket… e ovviamente munitevi del materiale per un consono “attacco” d’arte.

 


Raffaella