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04/12/12

Deshabillée di Chiara Nespoli - Babbo Natale e la wishlist


Hai scritto la letterina a Babbo Natale? Che regalo desidereresti trovare sotto l’albero? Qual è il tuo sogno speciale per Natale?
Fin da bambini il periodo natalizio si tinge di una dorata magia, regalata dal fascino etereo dell’avvento e dall’incanto della possibile realizzazione solo e soltanto in questo momento dell’anno dei nostri desideri.
E così di anno in anno la nostra wishlist si infoltisce e cambia decisamente aspetto: io sono infatti passata dalla villa di Barbie alla macchina da scrivere, da un cucciolo ad un cappotto e da un gioiello ad un ciucciotto, ma ringrazio sempre ogni anno Babbo Natale perché legge assiduamente le mie letterine e mi accontenta al meglio possibile e per questo mi sono sempre sentita una gran privilegiata.
Ma se il Natale è proprio il momento idoneo per tirar fuori dal cassetto i nostri desideri, che fine fanno questi stessi nella restante parte dell’anno? Giacciono inascoltati? Accompagnano le nostre giornate e riaffiorano ogni tanto?
 Ebbene per vivere al meglio dovremmo cercare di ascoltarci ed ascoltare un po’ di più, assecondando il nostro innato bisogno non solo di sognare, ma anche di realizzarli talvolta questi desideri.
Non è il consumismo frenato la radice del mio odierno pensiero, bensì dare voce a quelle piccole aspirazioni, che possono farci felici, stabilendo di giorno in giorno nuovi traguardi, perché la nostra wishlist si completi a dicembre, ma che risulti essere il frutto di un buon operato svolto tutto l’anno.

 
D’altro canto sognare fa bene, nessun sogno è troppo grande e nessun sognatore è mai troppo avido, attenti però a non viziarvi troppo, è bene infatti che il primo dicembre di ogni anno abbiate sempre qualche riga con cui completare la vostra letterina a Babbo Natale.

Chiara

23/05/12

Dettagli di Raffaella Maiullo- Clickmania- Cambia la tua vita per un click..!



Il tema di questa settimana non può non farmi pensare allo slogan di un film di qualche anno fa. Cosa succederebbe, miei cari, se poteste improvvisamente telecomandare la vostra vita? Sicuramente accadrebbe per vie traverse più o meno la stessa cosa che è capitata al protagonista della storia.
 All’inizio bastava un click per andare avanti e indietro nel tempo a piacimento e all’occorrenza evitare situazioni spiacevoli oppure rallentare le cose in alcuni frangenti, poi però si rende conto che a furia di click la vita gli era passata davanti e paradossalmente non era stato in grado di godere neppure per un attimo di quello che faceva. Mi viene in mente la storia di Terzani nel libro che sto leggendo in questi giorni dove a causa della profezia di un indovino il giornalista decide che non prenderà più aerei per un anno intero. Il monito era stato molto chiaro: in quell’anno sarebbe morto a causa di un incidente aereo, appunto. Egli per cui comincia a spostarsi in giro per il mondo con tutti i mezzi possibili, senza più accorciare le distanze e dando più importanza al viaggio stesso piuttosto che alla mete che bisogna raggiungere. Dopotutto un click non è una scorciatoia? Un modo molto sbrigativo di togliersi dall’impiccio di cercare, impegnarsi, scavare? Io che sono nata quando ancora internet non c’era, o meglio non era di uso comune ho ancora qualche ricordo di come fosse la vita “prima”. Di quanto fosse grande la soddisfazione di poter rispondere a un amico quando canticchiava una canzoncina e magari dopo ore di arrovelli arrivare alla soluzione! Adesso ogni più piccolo dubbio trova la risposta nel click, arcaico e obsoleto anche questo perché ora siamo tutti passati al tuch, o meglio, quasi tutti. Mi sono sorpresa ieri a tentare di far scorrere le immagini della fotocamera di un mio amico col dito ignorando completamente i tasti. Che succederebbe se dovessimo tornare tutti alle tastiere? Io parlo a nome di chi, all’inizio si era detto totalmente contro questa nuova forma di tecnologia. Era veramente troppo per il mio povero cuore malato di passato. Eppure mi ci sono dovuta scontrare quando è stato il momento di cambiare il mio caro buon vecchio cellulare. Tutti hanno ritenuto che fosse necessario un telefono di nuova generazione che tutto fa tranne che il telefono, che non fai in tempo a chiamare qualcuno oppure a guardare le mail che è già scarico per non parlare della deformazione mentale che deriva dalla emoticon. Non ditemi che non vi siete mai sorpresi  senza parole di fronte a qualcuno laddove in una conversazione su facebook avreste sicuramente usato una faccina. Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, la nostra epoca è quella dell’ “aspetta, vedo su google!”. 

Stiamo diventando dei contenitori vuoti, la nostra capacità di ricordare le cose o di assimilare nozioni si assottiglia sempre più. Addirittura incapaci di mostrare i nostri sentimenti se non sotto forma di smile. Incapaci di aspettare, di concederci un momento per pensare perché basta un click e tutto è a portata di mano! E se ci riappropriassimo delle attese? Non sarebbe meraviglioso? Ad ogni modo tutto per ricordarvi sempre stay ungry, stay foolisch! Cliccate con parsimonia. 

Raffaella